Le Interviste di Allinfo.it : Gli Zois (@zoismusica)

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Tornano ad essere intervistati dal nostro portale gli Zois. A giugno avevano pubblicato il singolo / cover di Oro, brano cult del repertorio di Mango. L’artista recentemente scomparso si era così tanto appassionato al loro  progetto che aveva deciso di prendere parte al videoclip che ha saputo emozionare l’Italia in quanto splendida opportunità per tornare ad ammirarlo in video a pochi mesi dalla sua tragica scomparsa.

Allora cosa è accaduto da giugno ad oggi?  Una  reprise ci sembra d’obbligo.

E’ accaduto che abbiamo potuto pubblicare l’album che è uscito lo scorso 20 novembre . Non ti nascondo che avevamo accumulato una certa apprensione legata sia all’eredità umana che artistica che ci siamo  trovati sulle spalle dopo aver pubblicato il singolo Oro. Diciamo che è stata  la grande prova del nove. Chi aveva ascoltato quel lavoro e lo aveva apprezzato stava aspettando di ascoltarci e quindi di capire cosa eravamo capaci di fare. Per cui adesso, col disco fuori  e con le prime recensioni che stanno arrivando, tutte estremamente positive, proviamo una grande soddisfazione e quindi facciamo nostra la consapevolezza  che siamo sulla strada giusta. Questa cosa ci sta dando una grande energia per affrontare tutti i prossimi appuntamenti ed anche il lavoro che andremo a fare sul nuovo disco.

Ascoltando il  disco non possiamo non definirlo  un’esperienza di voci e di suoni. Siete  riusciti ad intravedere la Vostra parte migliore (tanto per citare la seconda track dell’album)?

Mi piace molto questa definizione che hai dato e sono anche contenta che tu abbia notato quel titolo perché, anche se la canzone parla d’altro, quella seconda traccia rappresenta per me  un titolo metaforicamente chiave dell’album. Abbiamo cercato di dare il meglio di noi stessi in questo disco e mi ritrovo nella descrizione che ne dai. Ogni parte, ogni suono, è stata una esperienza a sé guidata proprio dall’emozione che abbiamo cercato di rendere il più tangibile possibile ne “La mia parte migliore” e quindi sì, sono contenta che questa cosa ti sia arrivata.

Allora posso aggiungere che l’abum ritorna un senso di  genuinità e tornando a parafrasare il testo di una vostra canzone in cui cantate “tutti attendono una luce” mi sembra giusto chiedervi a che punto siate con l’attesa di questa luce. E’ arrivata o la state ancora cercando?

Sì, per me è assolutamente arrivata. Personalmente sono passata attraverso un  percorso interiore  di maturazione, tant’è  che il tema da te citato  è presente in diversi brani del disco. Sono convinta che, troppo frequentemente, si commetta l’errore  di aspettare qualcosa  che viene da fuori, credendo sia capace di salvarci di spiegarci il senso di un senso che,  a volte, non c’è. E’ invece  è molto bello capire che la risposta che stiamo cercando  possa arrivare da dentro, dal presente e non tanto dal futuro. Fare mia questa consapevolezza mi ha permesso di capire che era importante smettere di pensare di voler fare musica  e quindi  di iniziare semplicemente a farla e, incredibilmente, ho scoperto che ciò mi bastava e mi faceva e  mi fa stare bene. Per cui oggi posso dire che  la luce che stavo cercando è assolutamente arrivata.

Allora potremmo dire che osservando e vivendo “un sole d’inverno” e “riflettendo sul tempo”  si può arrivare a questa nuova consapevolezza?

Sì, sì, secondo me sì. Sai io credo che, nei nostri testi  sia presente tanta ricerca mista a tanta riflessione nate ambedue dall’esigenza di guardarci dentro e, al tempo stesso,  di darci tregua e, quindi di sospendere il giudizio che siamo abituati a darci, per farci del male e nei riguardi delle grandi domande o dei grandi obiettivi che siamo bravi ad imporci nel corso della nostra vita.  Alle volte è molto  utile sedersi ammettendo di non possedere le risposte giuste al momento giusto e affrontare, senza timore il viaggio che scopriamo come necessario compiere.

E, in questo  viaggio i titoli delle vostre canzoni potrebbero  essere lo spunto per una storia che poi si sposa bene con la realtà di ogni giorno. La nostra impressione è che esistanto tanti fil rouge paralleli!

Il nostro approccio creativo è stato come un flusso di coscienza legato all’analisi delle piccole situazioni della vita quotidiana e delle emozioni che, ogni giorno,  possono attraversarci e coinvolgerci / travolgerci  più o meno in maniera forte.
Come dire? Non stiamo cantando la grande tragedia o la grande svolta, ma tutte quelle piccole cose che appartengono alle persone e alla vita di tutti e che alla fine costruiscono una grande gioia o un grande dolore. E in questo senso, la libertà di movimento attraverso quelle che sono le suggestioni quotidiane, ci ha permesso di affrontare parallelamente tante riflessioni che sono poi diventate canzone.

Sulla via della ricerca esperienzale, a giugno ci avevate anticipato la presenza nell’album di una ulteriore collaborazione con Mango che immagino essere stata molto significativa.

Stai parlando chiaramente di “Stella contraria” la quale ha un testo che incarna molto questo senso di ricerca e di lotta ovviamente in senso positivo. E’ un brano di resitenza e che ci insegna l’importanza  di  tenere i piedi molto a terra, senza illudersi e senza cercare altrove, al di fuori da noi, il conforto del ritrovar noi stessi.   “Stella contraria” ha un significato molto forte per noi perché è legata ad  una collaborazione non prevista, ancor  più di quella collegata a “Oro”.   Mango ce l’ha voluta regalare  trasformandosi in quel raggio di luce che è stato   una scommessa assolutamente vinta, quasi predetta.

Dal punto di vista musicale, l’impressione che “Stella contraria” ritorna è di “forte spiritualità”. E’ corretta questa sensazione?

Sì, lo è e l’ambientazione che abbiamo cercato di dare è assolutamente un’ambientazione ad occhi chiusi e ti dirò di più, tutto il lavoro che è stato fatto, in particolare sull’elettronica da Stefano, voleva riprodurre il senso di un viaggio nello spazio. Non so se ti sia capitato di vedere “Gravity”, è un gran bel film. Guardando quella pellicola le cose che mi avevano colpito erano il buio ed il silenzio oltre al suono che si poteva percepire  sotto come se a  generarlo fossero stati gli stessi pianeti presenti sullo sfondo. Come punto di vista è estremamente spaventoso, anche se sei piccolissimo dinanzi al nulla, percepisci  quel forte senso di appartenenza all’universo che custodiamo dentro. C’è una frase molto bella presente nel libro “L’Alchimista” di Coelho  che dice “L’Universo cospira perché i tuoi sogni si realizzino“. Ecco, l’idea è quella. L’ambiente può sembrare spaventoso , scuro e sconosciuto, ma   dentro di noi  abbiamo già tutte le forze che  ci possono permettere di stare in quell’ambiente e di capire, poi, che ne facciamo parte. Sì, è un po’ filosofico da raccontare ma è così.

Avete avuto la possibilità di sperimentare questo album dal vivo e registrare qual é stata la risposta del pubblico  alle vostre canzoni?

Sì, lo abbiamo fatto sia in versione elettrica che in versione acustica e la risposta è stata completamente diversa e, quindi,  estremamente interessante. Diciamo che  le volte in cui siamo riusciti a suonare in elettrico a pieno regime l’energia e la risposta del pubblico ci sono piaciute molto.  In versione acustica, invece, i brani si trasfomano ancor più e  rispetto al disco, ti ritornano  una bellissima sensazione, potenziata  dal fatto che le persone che ti ascoltano  sono davvero attente e sono capaci di caricarti.  In acustico l’album genera un flusso, ogni volta  intimista,  che veste le canzoni  di inedito fascino tanto da renderle sempre nuove e interessanti.

I Vostri prossimi passi e appuntamenti?

Dopo l’uscita in digitale il 20 novembre e su supporto fisico  il 3 dicembre  abbiamo  davanti a noi il tour  ufficiale che ci aspetta e del quale stiamo definendo le date. La cosa certa è che comincerà nel 2016 e cercherà di arrivare il più distante possibile.

State lavorando a nuovi progetti?

Sì, stiamo già lavorando al secondo disco che, quando sarà pronto  e i tempi saranno maturi, darà spazio  alle nostre nuove idee che sono parecchie.

Quando  vivi , come tutti noi , i tempi in cui impera  la voglia, malata, di fermare la musica, d’istinto cosa provi?

Provo dentro di me un dovere morale che mi spinge, nel mio piccolo, a non smettere di fare della buona musica e di portarla in giro e, chiaramente, spero che la bontà della musica che facciamo si trasmetta  anche agli altri. Se ognuno, nel suo piccolo, continuerà a coltivare le proprie passioni artistiche  potrà sperimentare e, quindi fare propria l’emozione bellissima legata alla creatività che è in grado di migliorare il mondo.

Diciamo che le canzoni sono un po’ come dei figli. Si affidano e poi non si sa come vengano trattate, di fatto  reinterpretate o giudicate etc.  Che rapporto hai con i tuoi “figli”?

Ho  un rapporto molto bello, devo dire. Nel senso che non sono una “mamma” possessiva, perché alla fine tutto il lavoro fatto è pensato per contagiare e riempire di significati la vita delle persone che l’ascoltano e lo fanno proprio, sia come ascoltatori sia come musicisti.
L’esperienza di essere oggetto di una cover,  per ovvi motivi, non l’abbiamo ancora provata e pensiamo possa essere una esperienza bellissima.
Devo confidarti che non ho alcun timore delle critiche, che dal mio punto di vista esprimono solo un punto di vista diverso dal mio e, se formulate nella giusta maniera, possono rivelarsi utili  alla crescita personale.
Poi sai, è chiaro, quando fai qualcosa se ci metti dentro tutto è ovvio che, nel momento in cui arriva un appunto, l’orgoglio del musicista sia sempre ferito. Però se ami quello che fai è un soffio. Poi il resto è ascolto.

di Giovanni Pirri

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