Umberto Eco : a bordo de La Nave di Teseo pubblica Pape Satàn Aleppe

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Chissà se Umberto avrà eco di questa uscita, Lui che non è stato credente perché ateo convinto, tanto da desiderare di essere commemorato nella Sua città d’adozione, Milano, con rito civile, immerso tra le mura che sanno di antico immerso nel verde.

Non aveva mai nascosto al pubblico  il  disagio generato dalla constatazione che l’unico suo libro, tra i tanti scritti, che gli aveva dato tante soddisfazioni in termini di vendite era stato “Il nome della Rosa”, ossia il suo primo lavoro diventato poi pellicola, che non riteneva essere il migliore di quelli che poi ha avuto la possibilità di pubblicare in seguito.

Ora esce, purtroppo, postumo Pape Satàn Aleppe e già promette di essere un best seller motivato dall’affetto e dal bisogno di tornare a praticare il piacere, seppur nell’assenza, della sua presenza.

Il libro avvolto  da una coloratissima copertina che si rifà ai colori de Il Nome della Rosa,   raccoglie decine di Bustine di Minerva, rubrica che Umberto Eco teneva su l’Espresso, scritte dal 2000 a oggi: sono riflessioni sull’ossessione della visibilità, il rapporto tra vecchi e giovani, la vita online, i telefonini, il razzismo, la buona o la cattiva educazione, la crisi della politica, la stupidità… insomma su questo nostro nuovo mondo liquido.

Le riflessioni di Eco ci arrivano a bordo di una nuova casa editrice, La nave di Teseo, nata da un importante gruppo di editor e scrittori transfughi dalla Bompiani (tra cui appunto Umberto Eco), che non riconoscendosi nel futuro di Mondazzoli hanno deciso di buttare un legno in mare e navigare liberi.

La nave di Teseo, mitico re di Atene, è secondo la tradizione quella che la polis greca conservò gelosamente per un tempo indefinito, sostituendone di volta in volta i pezzi rovinati. Alla fine era tutta nuova, ma ancora se stessa e antica.

Non male come metafora per un’editoria che vuole durare nel tempo senza perdere la propria vocazione.

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