Metti che una sera a Roma ci siano stati i Cherry Five Live.

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Un concerto da ascoltare, applaudito, vissuto, congeniale al bisogno di tornare ad esprimersi con la forza della musica a supporto.

Questo, in poche parole, il senso ed il valore del concerto ripreso ieri sera. Un concerto di musica Prog che segna un grande ritorno e lancia nuova speranza per la musica futura.

E ci fa credere che. il Prog ci salverà e ingloberà il pop senza senso dell’attuale post novecento.

Se è vero che il secolo appena trascorso si sta spegnendo assieme ai grandi personaggi che lo hanno musicato, è altrettanto giusto ricordare che ci sono musicisti di grande spessore che continuano a trasformare la musica in una eccezionale macchina del tempo capace di spaziare dal passato al futuro grazie, anche a melodie, un po’ dispari e un po’ no, al margine di sonorità che, come il Prog ci insegna, spaziano in tutti i generi musicali possibili ed inimmaginabili: dal Jazz al Soul, dal Rock al pop melodico etc via citando ogni genere citabile. E pensi che, magari, è stata una mancata opportunità l’esser stato petit-enfant nel decennio musicale che ha segnato la musica, indelebilmente e ha fatto arte con le sue copertine, anch’esse sonore e ha visto nascere collaborazioni fantastiche, irripetibili.

I CHERRY FIVE hanno suonato Live a Roma e questa è già la Storia perché la Storia si fa non si racconta.

Il gruppo, ieri sera, ha presentato con la formula lezione-concerto il nuovo lavoro “Il pozzo dei Giganti”, dedicato alla Divina Commedia di Dante Alighieri. Tutto ciò nell’Aula Magna Istituto Scolastico Carlo Matteucci di Roma.

Si è trattato di un vero e proprio debutto musciale della nuova formazione dei Cherry Five, storico gruppo del rock progressive italiano e prima composizione dei Goblin.
I responsabili di tutto ciò sono stati : Tony Tartarini (voce), Carlo Bordini (batteria), Pino Sallusti (basso), Ludovico Piccinini (chitarra) e Gianluca De Rossi (tastiere).

Sono saliti sul palco dell’Auditorium per presentare il loro nuovo lavoro: “Il pozzo dei Giganti”, registrato a Roma nella primavera passata ed uscito nel giugno 2015 sotto etichetta Black Widow Records.

Il live è stata una lezione-concerto agli studenti della scuola, aperta al pubblico, sulla Divina Commedia di Dante Alighieri, nel prosieguo di una tradizione estremamente gradita alla scena rock progressive italiana, leit motiv del nuovo lavoro dei Cherry Five.

Il cd è una suite di 3 brani, per un totale di circa un’ora, che si ispirano al più celebre lavoro dantesco. Ogni composizione si riferisce ad una Cantica del classico per eccellenza della letteratura italiana con, in ordine di scaletta, “Il pozzo dei giganti”, dedicato a un episodio dell’Inferno, “Manfredi” del Purgatorio e “Dentro la cerchia antica” del Paradiso.

L’artwork della copertina del cd ed lp è stato realizzato dalla pittrice romana Daniela Ventrone, che durante il live ha esposto alcune sue opere.

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La serata – afferma Carlo Bordini, batterista del gruppo e che conosce a memoria ben 2mila versi della più nota opera dantesca – è stata rivolta sia al pubblico del prog sia ai più giovani, che poco sanno di questa tendenza che ha rivoluzionato la musica fra gli anni Sessanta e Settanta. La formula della lezione-concerto consente di ricostruire l’atmosfera di fermento e libertà dei primi anni Settanta e di illustrare il rapporto creativo con il testo di Dante, che non smette mai di fornire spunti di ispirazione nei terreni espressivi più diversi. Ci auguriamo che il nostro live – conclude Bordini – rappresenti un atteso ritorno per il pubblico del prog e un’occasione per i più giovani di confrontarsi con il passato recente e con la rivisitazione di un grande classico della nostra letteratura”.

Oltre a presentare il nuovo lavoro, i Cherry Five hanno suonato alcuni brani del loro primo album, “Cherry Five” (1976).

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Durante il live – afferma Tony Tartarini, voce del gruppo – abbiamo eseguito anche dei pezzi del primo disco, dove prestai la mia opera esclusivamente come cantante-interprete. Il disco era fortemente ispirato alle atmosfere del rock progressive di quel momento, Genesis, Gentle Giant, Yes, specialmente nelle fluide parti delle tastiere e nel suono potente del basso. Era cantato in inglese. Nel nuovo lavoro, invece, le melodie affondano inevitabilmente nelle radici nella cultura musicale italiana (anche il melodramma), mentre i testi non potevano che essere nel nostro idioma, che ben esprime tutte le esperienze e le emozioni che abbiamo vissuto in questi 40 anni”.

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