LA SECONDA GIORNATA DEL CA’ FOSCARI SHORT FILM FESTIVAL 6

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L’omaggio a David Bowie , la webserie svizzera Arthur…. E come far risorgere “dalle acque” Venezia…

Ben tredici corti del Concorso presentati oggi, tra cui il candidato agli Oscar Everything will be ok di Patrick Vollrath, uno dei due italiani in gara Mio Fratello di Simone Bozzelli, la storia (israeliana) di abusi Haunted e il divertente racconto tedesco di formazione The Ballad of Emma Plummhoff

E ancora: il workshop Anymation, il nuovo cinema sloveno dalla AGRFT, i corti del videoconcorso Francesco Pasinetti per far risorgere “dalle acque” Venezia  e il Video-oke ( come giocare con il cinema)!

Nella seconda giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival sono stati presentati molti lavori del Concorso Internazionale, accompagnati da alcuni dei programmi speciali più attesi come l’omaggio a David Bowie e la presentazione della webserie Arthur alla presenza degli ideatori. Non di meno interesse però sono stati il focus sul cinema sloveno, il workshop Anymation, i corti del Videoconcorso Pasinetti e il momento ludico del Video-oke!.

Anche quest’anno il Ca’ Foscari Short Film Festival ha ospitato uno spazio dedicato al Videoconcorso “Francesco Pasinetti”, curato da Giovanni Andrea Martini. Il tema trattato, “Venezia: luci e ombre di oggi e di ieri”, ha permesso di mettere sotto i riflettori la difficile situazione in cui il capoluogo del Veneto imperversa. I cinque corti presentati hanno mostrato come gli “occhi” dei giovani registi percepiscano la città, inquadrandola in diverse angolazioni, dai pesci che vivono nella laguna all’artigianato, tentando di proporre nuove soluzioni per far risorgere “dalle acque” Venezia.

E’ stato poi riproposto anche in questa sesta edizione del Festival, il Video-oke!, una delle attività di intrattenimento più attese e divertenti, nonché un appuntamento entrato nella tradizione della manifestazione. Si tratta della trasposizione del karaoke nel mondo del cinema: quindi un gioco che consiste nel far ri-doppiare ai partecipanti  scene famose tratte da film molto conosciuti, sia classici che recenti come Star Wars, Lo Hobbit, Hunger Games e Ghostbusters. Attraverso la manipolazione dei testi filmici, i ragazzi coinvolti nel Video-oke! hanno potuto sviluppare un approccio innovativo e creativo alla settima arte, improntato principalmente sulla dimensione ludica.

S’è poi svolta la prima parte del programma speciale Anymation, un workshop dedicato al cinema d’animazione nel quale il curatore Davide Giurlando ha commentato alcuni tra i corti più significativi realizzati attraverso regie “doppie”, nate da affinità creative, legami di sangue o perfino sentimentali. Esempi di questi sodalizi artistici sono stati Bruno Bozzetto e Guido Manuli, registi che hanno fatto la storia dell’animazione italiana, i fratelli Dave e Max Fischer, creatori di Betty Boop, e le opere dei coniugi Aleksandr Alekseev e Aleksandra Grinevskaja.

Il primo cortometraggio visto nella seconda giornata è stato Fears (Canada/Ucraina, 2015, 2′) della regista Nata Metlukh. Breve film d’animazione senza dialoghi che dipinge come le paure facciano parte della nostra quotidianità, a volte impedendoci di condurre una vita normale, altre ancorandoci alla realtà e diventando improvvisamente care amiche.  Il secondo corto proiettato è stato Gleichgewicht – Keeping Balance (Austria, 2015, 5′) del regista austriaco Bernhard Wenger. Un documentario che tratta dei tormenti di una giovane donna di nome Denise, che trova uno sfogo per le sue vicende passate in un’attrazione nel parco di divertimenti di Vienna.  Terzo corto, La silla de la vida – The Chair of Life (Spagna, 2015, 10′) del regista Carlos Valle della scuola Septima Ars Escuela de Cine y Televisión. Secondo documentario della giornata, questa volta i problemi si spostano a un’altra fascia d’età, quella della vecchiaia. Due anziane sorelle, Carmen e Maria, dividono una casa e i problemi che il trascorrere del tempo porta con sé. Dettaglio peculiare è il fatto che Carmen si sposti utilizzando una vecchia sedia, piuttosto che usare un moderno deambulatore. Il corto Mio fratello (Italia, 2015, 12′) del regista italiano Simone Bozzelli è stato il quarto ad apparire sullo schermo dell’Auditorium Santa Margherita. Si riprende il tema della famiglia, ma in questo caso abbiamo due giovani fratelli, Umberto e Stefano, appena trasferitisi in una nuova casa nella quale condividono una stanza. Umberto, il fratello minore, ha latenti carenze d’affetto, e Stefano è costretto a stargli dietro mentre la madre lavora.Al lavoro del giovane regista italiano è seguito il corto Miles to Go Before I Sleep, opera prima della finlandese Hanna Hovitie. Temi del documentario sono i traumi umani causati dal traffico internazionale e dall’abuso sui minori. Attraverso gli occhi di Achat, bambina congolese strappata alla sua famiglia, assistiamo alla speranza di ricominciare, dopo tutto questo dolore, una nuova vita. Segue la giovane regista israeliana Adi Shaya, presente in sala, con le immagini forti del suo Haunted. Nell’obiettivo della macchina da presa vanno in scena lo stupro e l’impotenza di una ragazza quasi bambina, perché in un paese in guerra la paura dei missili «non è meno importante e giustificata della paura delle donne verso gli uomini». È stata poi la volta del cinese Qiu Yang, il cui corto Under the Sun è stato già selezionato per alcuni prestigiosi festival internazionali. Sulla scena l’incontro di un ragazzo con un’anziana signora appena caduta a terra e ferita. Quando il giovane l’accompagnerà in ospedale per aiutarla sarà però accusato di essere stato lui il colpevole, innescando un’imprevedibile spirale di avvenimenti. Le proiezioni pomeridiane si sono chiuse con Alles Wird Gut – Everything Will Be Ok, del tedesco Patrick Vollrath. Il corto, nominato per gli Academy Awards 2016 e già vincitore degli Student Academy Awards, racconta di un padre separato, convinto di amare sua figlia, che decide ad un tratto di tenerla tutta per sè. Ma la piccola e forte Lea ha molto da insegnare all’egoistico mondo dei grandi.

E’ arrivato poi stato  il programma dedicato alla webserie Arthur, in collaborazione con il Consolato Svizzero e la Radiotelevisione Svizzera. La serie è stata introdotta dagli ideatori Nick Rusconi (anche regista) e Chloe de Souza, dal produttore Alberto Meroni e dal direttore della fotografia Giacomo Jaegli, che hanno spiegato l’origine della loro idea e introdotto i dieci episodi proiettati successivamente. La serie, che sta avendo uno strepitoso successo internazionale, narra la vita del protagonista omonimo, uomo quarantenne e tipico vicino ordinato e anonimo con un piccolo segreto: è un serial killer. Tuttavia ha deciso di smettere con quella che è una vera e propria dipendenza.

A seguire, l’atteso omaggio a David Bowie presentato da Michele Faggi con la proiezione del docufilm Reality di Steven Lippman, ispirato al nome di uno degli ultimi lavori di David Bowie. Il regista, autore talentuoso di New York, ha realizzato questo progetto di 28 minuti partendo da una serie di domande di ogni tipo poste a David Bowie, le cui risposte sono state messe in circolo attraverso un processo di decostruzione finalizzato a creare un effetto di disorientamento. Il film, scritto in forma di prosa, è un’esperienza visiva molto forte, nata dal pensiero del regista su cosa possa significare essere il famoso cantautore, da poco scomparso.

A chiudere la giornata, altri cortometraggi del Concorso Internazionale : Velodrool, alla presenza del regista estone Sander Joon, che ha presentato il proprio lavoro di animazione incentrato su una surreale gara ciclistica: il protagonista è un ciclista con il vizio del fumo e il premio è proprio un pacchetto di sigarette, da raggiungere con ogni mezzo (legale o meno) possibile;  Moksha (regia di Aly Rana – Whistling Woods International – India) parla invece della drammatica situazione di Asif, una guardia giurata che spara e uccide accidentalmente un collega scoperto a rubare sul posto di lavoro. Da quel momento la sua vita cambia per sempre, colma di rimorsi e disperazione e alla costante ricerca di un’occasione di redenzione. Presente in Auditorium anche la regista ceca Amálie Kovářová, con il cortometraggio KAŽDOU VTEŘINU – Every Second. La storia è quella di Honza, un ragazzo a cui restano pochi giorni da vivere e che cerca disperatamente di uscire dallo stato di apatia che ha da sempre caratterizzato la sua esistenza: un monito a vivere ogni momento con entusiasmo, fino in fondo. Fragil della svizzera Rebecca Panian dalla Zurich University of the Arts racconta la storia di una donna che cerca di ricostruire se stessa lottando contro la propria paura d’amare. Dopo errori, incontri sbagliati, dolore e rabbia, la protagonista riesce finalmente a trovare nuovamente la pace. Il  tema dell’interiorità anche nell’ ultimo cortometraggio della giornata, Die Ballade von Ella Plummhoff – The Ballad of Ella Plummhoff, anche in questo caso alla presenza della regista, Barbara Kronenberg. La giovane Ella si perde nei suoi pensieri e ripercorre la sua estate: sogni a occhi aperti, un’infatuazione improbabile e difficoltà scolastiche. Grazie all’incontro con Ulrika, la protagonista mette in discussione le sue idee sull’amore e l’affettività.

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