GERMANO MAZZOCCHETTI pubblica il 29 aprile ASAP

GERMANO-MAZZOCCHETTI

 

Crisi. Così la chiamiamo, con la tragica pochezza lessicale e mentale del senso comune, quella condizione per cui non riusciamo più a fare, a vivere, a sognare, a godere come prima. Costretti poi ad accettarla come nuovo stadio della nostra esistenza individuale e collettiva, ad onta della prosa consolatoria del politichese e dell’inserto salute che ci adescano con le ricette per superarla, questa crisi.

Su questo terreno accidentato, un artista è forse il meglio attrezzato di tutti.

Condannato a metabolizzare la crisi e trasformarla in risorsa del suo progredire. Germano Mazzocchetti, il cui sguardo disilluso lo vota a un perenne understatement – condizione scomoda quanto propizia per chi è condannato a inventare il nuovo – sottostà anch’egli ogni giorno a questo rituale del giudicare, e della decisione. Ma cosa inventare, e soprattutto come inventare, quando sai, almeno da Verlaine in poi, che tutto è già stato detto e mangiato?

Ed eccoci a questo Asap, nuova pagina di un musicista dalle molte radici e dall’idioma tutto suo. Mazzocchetti assorbe musica da bimbo quando rivela un imberbe talento di fisarmonicista prodigio. Ma non è quella la sua strada, anche se, con entusiasmo contagioso, qui riprende in mano il vecchio mantice adorato.

È il jazz il suo grande amore, ma neanche quella è la sua strada, anche se qui, l’antica passione non cessa un attimo di attizzare il fuoco e guidare i passi. La sua strada sarà il teatro, sulle orme di maestri ammirevoli ed eroici nel loro prezioso lavoro di musicisti dietro le quinte. È in questa costellazione che si inscrive questo «as soon as possible», spremuto in Asap.

8058333570341Remoti si sentono gli echi di un Kurt Weill, di un Fiorenzo Carpi e il carsico andirivieni di quella linfa popolare che sempre nutre il lessico di Mazzocchetti. Ma c’è anche altro in questa formazione densa di ritmo ed energia cinetica, impastata con fisarmonica e viola che trasudano melanconia a ogni nota. C’è un universo intimamente latino, fatto di ritmo, calore e languore, evocante le quejas de bandoneón: i lamenti del bandoneón. In Asap non c’è un solo tango, eppure l’orizzonte è quello insegnatoci per primo da Astor Piazzolla, quando plasmava i suoi ensemble, sempre alla ricerca di altri suoni, accenti, ritmi, sempre in crisi. Giordano Montecchi

In questo nuovo lavoro Mazzocchetti è alla guida del suo ensemble composta da Francesco Marini (sax soprano e clarinetti), Paola Emanuele (viola), Marco Acquarelli (chitarra), Luca Pirozzi (contrabbasso), Emanuele Smimmo (batteria) e Sergio Quarta (percussioni).

Nato a Città Sant’Angelo, in Abruzzo, Germano Mazzocchetti dapprima studia fisarmonica poi, dopo il liceo classico, si laurea in Musicologia al Dams di Bologna con una tesi sulla storia del jazz.

Nel 1978 l’incontro con il regista Antonio Calenda lo avvicina alla composizione di musiche per il teatro debuttando nella Rappresentazione della Passione. La lunghissima collaborazione con Calenda, che dura tuttora, lo porta a sperimentarsi nei più diversi generi teatrali, dalla rivisitazione del varietà e della musica popolare degli anni Trenta e Quaranta alla commedia musicale a tutto tondo, dai classici al teatro del Novecento e contemporaneo. Per il cinema ha composto la colonna sonora di film di Nino Russo, Umberto Marino, Carlo Vanzina e Sergio Rubini (Il viaggio della sposa).

Per la televisione è l’autore delle musiche della fiction Carabinieri e delle fiction Sotto copertura e Un dottore quasi perfetto. Ha composto musiche per numerosi sceneggiati e varietà radiofonici. Questo nuovo album lo vede riprendere il suo personale viaggio di ricerca musicale trasversale nel mondo del jazz iniziato con gli album Di mezzo il mare (2006) e Testasghemba (2009).

 

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